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Chi mi conosce sa che non sono un'amante né del Capodanno né dell'idea che i buoni propositi vadano fatti solo a inizio anno.
Ho imparato che i propositi a lunga scadenza, come quelli che si fanno tradizionalmente a gennaio, rischiano di rimanere irrealizzati. E quando non realizzo ciò che mi prefiggo, la mia autostima ne risente.
Preferisco piccoli passi sicuri e regolari, con obiettivi raggiungibili, piuttosto che balzi enormi che possono trasformarsi in poco eleganti cadute.
A Capodanno, in Piazza Maggiore a Bologna, si usa bruciare il Vecchione: una figura di cartapesta che rappresenta l'anno appena concluso. Bruciandolo si simboleggia l'addio alle negatività per far spazio al luminoso anno nuovo.
Questa antica usanza mi affascina. Ogni anno, nonostante la mia avversione alla festa di Capodanno, sono curiosa di vedere come viene rappresentato il Vecchione. Eppure mi mette anche molta tristezza. Perché bruciare il passato? Perché cancellare simbolicamente tutto?
Albert Einstein scriveva in una famosa citazione: "Creare una nuova teoria non è come distruggere un vecchio fienile ed erigere un grattacielo al suo posto. È piuttosto come scalare una montagna, ottenere nuove e più ampie vedute, scoprire connessioni inaspettate tra i nostri punti di partenza e il suo ricco ambiente. Ma il punto da cui siamo partiti esiste ancora e può essere visto, sebbene appaia più piccolo e formi una parte minuscola della nostra ampia veduta ottenuta dominando gli ostacoli nel nostro avventuroso cammino verso l'alto."
Cosa c'entra la creazione di una nuova teoria con la fine dell'anno e i buoni propositi? Secondo me, è la stessa cosa.
Perché voler azzerare simbolicamente il passato per illudersi di avere una pagina bianca su cui scrivere? Quello che scriviamo su una nuova pagina è sempre il risultato di idee, convinzioni ed emozioni vissute precedentemente.
Abolire ogni separazione temporale, allora? Io preferisco vedere la continuità, la fluidità di passato, presente e futuro. E soprattutto preferisco vivere il presente al meglio, senza pensare che il passato sia da cancellare o immaginare un futuro necessariamente roseo.
Preferisco concentrarmi sul momento presente e coglierne la bellezza, anziché aspettare che tutto sia come vorrei. Se mi impegno a rimanere nel qui e ora e ad assaporare ogni attimo, ogni momento può rivelarsi prezioso o, quanto meno, interessante.
Sono le piccole cose che riempiono la vita: l'aroma del caffè che si diffonde nel vano scale, il colore plumbeo del cielo, il sapore di menta di una caramella, il palmo delle mani un po' più ruvido del solito dopo una pedalata al freddo, il podcast in giapponese che ascolta mio figlio.
Ma è possibile essere sempre focalizzati sul presente? Forse penserai che sia irrealizzabile. È vero: la vita ci distrae con la fretta, i pensieri, le preoccupazioni, i dubbi, il dolore.
Possiamo però imparare a investire la nostra energia mentale per rendercene conto e cambiare rotta, rifocalizzandoci di volta in volta su quello che sentiamo.
Come? Rimanendo nel corpo. Attivando i sensi, aprendo la mente e il cuore a ciò che si presenta momento per momento. Vedere, sentire, assaporare, toccare, annusare la vita. Adesso.
E quindi, se invece di buoni propositi avessimo un focus e un intento?
E se il focus fosse ritornare alla percezione del corpo ogni volta che qualcosa ci preoccupa, ci distrae o ci ferisce, con l'intento di radicarci nel presente?
Comunque sia, buoni propositi o meno, auguro a tutti un anno di presenza e di gioia.
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